martedì 30 novembre 2010

Cloud Computing: una tecnologia a disposizione delle aziende per risparmiare sui costi di infrastruttura ed informatizzazione

Il Cloud Computing oggi giorno è un tema quanto mai attuale. Con tale termine si fa riferimento ad una elaborazione dei dati basata su Internet. Le risorse stazionano su un Server che funge da banca dati alla quale possono accedere anche più utenti contemporaneamente.

Basta sottoscrivere un accordo mensile o annuale con una data società e questa si occuperà di mettere a disposizione del cliente tutte le risorse necessarie all'attività stessa dell'utente.
In tal modo l'infrastruttura informatica di un privato o di una azienda vengono gestite in remoto e, in un certo senso, prese in affitto.

Tale operazione può sembrare poco logica per un utente privato che non necessiti di chissà quali risorse. Ma in ambito aziendale si vanno ad abbattere gli ingenti costi di gestione interna. Ci riferiamo in particolare a:


Hardware
  • Processori di una certa potenza
  • Ram
  • Server
  • Storage
  • Gruppi di continuità
  • etc


Software
  • "i programmi non crescono sugli alberi" e le loro licenze hanno un costo



Manutenzione

  • E come non mettere in conto le operazioni di manutenzione che periodicamente andrebbero eseguite?


Diciamo che si potrebbe fare un paragone tra i servizi che offrono uno spazio per creare delle pagine internet e gli utilizzatori. Se voi o la vostra azienda siete presenti in Rete, difficilmente lo sarete attraverso un server che gestite personalmente a casa.

Detto in questi termini dovrebbe tornarvi tutto più semplice.
Ad ogni modo esistono vari modi di poter utilizzare il Cloud Computing. Per questo cercheremo di darvene un assaggio per poi dibattere sui vantaggi e gli svantaggi di questa tecnologia.

Allora.
Quello che deve essere chiaro è che un'azienda X fornisce dei servizi a più utenti o società.

Questo servizio potrebbe essere un programma o un intero ambiente di lavoro e, con l'espressione "as a service" preceduta dalle iniziali del servizio fornito si formano tantissimi acronimi. I più comuni sono Saas (Software as a service), Iaas (Infrastructure as a service) e Paas (Platform as a service).
Vediamole nel dettaglio una alla volta.



Saas (Software as a service)


Come è facile intuire dalla stesura dell'acronimo, l'architettura Software as a service prevede la fornitura di uno o più programmi specifici.
Questa pratica era già molto diffusa in passato. Solo oggi giorno si tende ad accostarla al termine Cloud Computing.

Raramente tal architettura viene fornita dallo stesso produttore del software. Attualmente la vendita della licenza resta ancora l'attività più praticata dai programmatori. Non tutte le società (in tantissimi casi si potrebbe dire "ragazzi") hanno alle spalle un progetto ambizioso. Vuoi la mancanza di risorse fisiche, vuoi l'impossibilità di richiedere dei finanziamenti, la vendita della licenza che si è creati resta l'interfaccia più diffusa.

A fronte di questo percorso preferenziale delle piccole software house, stanno nascendo sempre più aziende che acquistano una licenza professionale e poi, proprio attraverso il Cloud Computing, erogano i servizi come "semplici fornitori".

Così il cliente non ha alcun pensiero e nessun costo aggiuntivo a parte l'abbonamento ad un particolare pacchetto. Solitamente i costi variano a seconda dell'utilizzo dei programmi e quindi non è necessario neppure un forte investimento iniziale, se si vuole fare una prova o se i propri volumi sono all'inizio risicati.

Poniamo (ad esempio) che noi volessimo modificare un video, magari un filmino amatoriale di un compleanno. Vorremmo inserire musiche in sottofondo, effetti, immagini simpatiche e quanto altro.
Avremmo bisogno di acquistare un programma professionale per l'editing dei video. Ma il nostro intento è quello di utilizzarlo una sola volta. Di sicuro non compreremmo il programma. Sarebbe troppo costoso.
Ecco che entra in scena il Cloud Computing.

Un piccolo pensiero che ci è passato per la testa è anche che in questo modo dovrebbe essere scoraggiata la pirateria. Tutto a favore dei programmatori.



Iaas (Infrastructure as a service)


Nel caso dell'Infrastructure as a service il Cloud Computing si traduce nella fornitura di una o più macchine operative (che possono essere virtualizzate o fisiche) che il cliente controllerà da remoto.

Solitamente il cliente paga a seconda dell'uso. La tariffa spesso è oraria, ma possono pure esserci delle tariffe flat.

Il punto di forza di questa architettura è che una determinata azienda o utenza non deve acquistare dell'apparecchiatura. Non deve fare della manutenzione periodica. Non deve neppure mettere nuovamente mano al portafoglio qualora si presentasse il bisogno di un upgrade dell'infrastruttura.



Paas (Platform as a service)


L'architettura Platform as a service è leggermente più complessa e prevede una piattaforma di sviluppo completa di tutte quelle risorse per creare applicazioni e/o servizi.

Occorreranno, quindi, un'interfaccia per gestire il design di un'applicazione, una per il suo sviluppo, un'altra per i test, un'altra ancora per il deployment e (infine) una per l'hosting.

Capirete bene che un utente o azienda che si avvalga di una tale architettura sia particolarmente legato al fornitore che la eroga.
In questo modo i rischi crescono. Cosa accadrebbe se il fornitore dovesse chiudere i battenti? Cosa succederebbe se si volesse migrare verso altri lidi?

I rischi ci sono. Ma anche i vantaggi non sono da sottovalutare. Il potersi appoggiare ad una piattaforma bella che allestita permette di essere immediatamente produttivo. E scusateci se è poco.



Ci sembra chiaro che l'adozione di un'architettura basata sul cloud possa offrire notevoli vantaggi e da tempo è pienamente utilizzata in disparati casi.
Un'azienda che non deve necessariamente dotarsi di hardware molto costosi e che richiedono manutenzione continua, gioverà notevolmente di questa offerta.
E vogliamo sottolineare che non si tratta di un servizio adatto solo a grandi aziende. Perchè il piccolo imprenditore, che vuole creare una rete ed una commistione di servizi per i propri dipendenti in modo che possono operare sinergicamente, può anche accontentarsi di servizi che a seconda delle necessità e della mole di lavoro, possono essere anche gratuiti. Ci riferiamo ad esempio a Google Apps.

Ed il risparmio sgraverà sulla spesa dell'hardware (banale ripeterlo) su dispositivi di rete come firewall aziendali, router, dispositivi di load balancing, sulla connessione ad Internet con banda sensibilmente maggiore a quella tradizionale, sull'armadio a rack, sui costi legati alle predisposizioni per azioni d'emergenza quali furti ed incendi, sui programmi per il backup e recupero dati, etc...

Il pericolo principale di un servizio del genere è quello di restare senza connessione ad Internet. Per fortuna la tecnologia ci corre in aiuto ed è possibile dotarsi di particolari router (che non costano tanto) che garantiscono una connessione di backup nel caso in cui quella principale sia momentaneamente assente. Basta solo stipulare un accordo con un gestore di telefonia mobile.


Insomma i benefici sono tanti.

Altre situazioni però potrebbero non essere così incoraggianti. Pensiamo, ad esempio, alla sicurezza dei dati. Se è vero che le comunicazioni sono sempre cifrate attraverso protocolli Ssl\Tsl, è necessario che i server siano fisicamente al sicuro. Nel caso di dati sensibili forse sarebbe meglio adottare un'infrastruttura ibrida che dislochi su server esterni solo i dati meno importanti, lasciando quelli più delicati dentro le mura della propria azienda.

Bisogna anche stare attenti alla nazione che ci fornisce questi servizi. In alcuni casi la legge italiana impone alle aziende che i dati debbano essere custoditi entro i confini nazionali o europei.

Ed infine è obbligatorio informarsi sempre sulle clausole vigenti per il passaggio ad un altro fornitore o per il recupero totale dei propri dati. A seconda della soluzione scelta, infatti, potrebbe essere costoso e difficoltoso riottenerne il pieno possesso.

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