lunedì 4 ottobre 2010

Conversione dei film classici in 3D: 3D originale e 3D finto da effetto ottico. Sarete in grado di notare la differenza?

Un po' tutti noi sappiamo che per poter apprezzare dei video in tre dimensioni è necessario indossare degli occhiali speciali. Questa tecnologia sta cercando di conquistare le case degli appassionati di tutto il mondo, ma si pone un problema di fondo: Quanti contenuti in 3D esistono?

Pochi in effetti. Ed ecco allora l'idea geniale di convertire i vecchi film e cartoni da 2D in 3D attraverso un artificio grafico.

Ma come è possibile aggiungere la terza dimensione ad una pellicola che ne ha registrate solo 2?

Tutto ciò è reso possibile grazie all'implementazione di un particolare processore all'interno di un classico televisore. Toshiba, ad esempio, proporrà il processore cell (lo stesso integrato nella Playstation 3) che si farà carico della trasformazione da 2D a 3D.

Avviene che un algoritmo è in grado di individuare un oggetto in movimento e staccarlo dal fondo, per poi posizionarlo come una sagoma 3D davanti al resto della scena che funge da background.

Detto così suona fin troppo semplice ed in effetti ci sarebbero dei problemini da approfondire.
Tanto per cominciare sia la sagoma del soggetto in movimento che lo sfondo sono piatti. Inoltre avvicinando il soggetto allo spettatore accade che parti dello sfondo prima invisibili si scoprano come buchi neri.

Per dare rilievo alle sagome piatte vengono analizzati più fotogrammi consecutivi ed in questo modo si percepisce come cambia la figura con il passare delle sequenze. Dalle informazioni raccolte il sistema riesce ad elaborare un'immagine 3D grezza del soggetto e su di essa viene applicata una texture del video.
Qualora l'immagine fosse statica, allora ci si baserebbe sulle variazioni di nitidezza e luminosità per riuscire a dare una parvenza di tridimensionalità. I dettagli più chiari e nitidi vengono risaltati e portati più vicini all'osservatore mentre quelli scuri e sfocati rimangono lontani. Queste operazioni sono coadiuvate da speciali algoritmi che riconoscono delle sagome classiche “di scena” e le lasciano come sfondo risaltando altri soggetti.

Per quello che riguarda i buchi, invece, è possibile colmarli catturando i dettagli mancanti da altri fotogrammi in cui queste parti sono ben in vista.

Va da sé che i processori necessari per i calcoli debbano essere molto potenti ed occupare il minor spazio possibile. Ma questo oggigiorno non è un problema. Infatti sono in arrivo TV con l'elettronica necessaria per trasformare in tempo reale un video 2D in uno a 3 dimensioni.

Tuttavia la procedura risulta ancora imperfetta e non sarebbe raro assistere ad artefatti e ricostruzioni 3D poco realistiche e convincenti anche ad un occhio ingenuo.
Più le scene sono complesse e più si susseguono velocemente e più le ricostruzioni vengono messe a dura prova, tanto da preferire sicuramente il vecchio 2D.

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